Mai la tecnologia era avanzata così tanto nella storia dell’uomo come negli ultimi 50 anni: esattamente da quando il Pentagono ha inventato internet (Arpanet settembre 1969) e da quando in Svizzera hanno inventato il browser (CERN 1990), l’applicazione che ha consentito a tutti di accedere liberamente nel web. Molti ricordano quando si cominciava ad accedere su internet anche in Italia e tutta la diatriba sull’investire o meno in questa nuova tecnologia: ad esempio il primo quotidiano online italiano è stato “La Repubblica” che approdava sul web il 14 gennaio 1997, una vera scommessa per quei tempi.
Oggi la tecnologia è ovunque, ma chi è che gestisce tutto, o come chiedeva Alice nel paese delle meraviglie: “chi comanda qui?”
Ecco nella foto di Limes “i 7 dell’apocalisse” o “i 7 samurai”, o “i 7 tecnovassalli” o chiamateli come preferite: le sette persone che in questo momento hanno in mano le aziende più importanti al mondo, gestite fra l’altro dai principali fondi d’investimento mondiali. Ma ovviamente è tutto in divenire e chissà cosa succederà in Cina o dove altro nei prossimi anni: sicuramente ne vedremo delle belle.


Questi signori della tecnologia sono in America ed hanno le loro aziende distribuite in zone ben precise come vedrete nell’immagine ripresa da Limes.

L’ascesa e il declino di un impero dipende da diversi fattori, ma secondo Musk, il principale numero due del governo Trump, dipende soprattutto dalla tecnologia. Elon Musk al momento possiede la società più importante al mondo per lo Spazio, tanto da aver superato le aziende storiche di cui si avvaleva la NASA, e si è concentrato sulle industrie fisiche anche se è ossessionato da 3 timori. Al primo posto c’è l’AGI, cioè l’intelligenza artificiale generale che secondo Musk può presto può manipolare gli esseri umani; la filosofia Woke, che partendo dalla difesa dei diritti afroamericani ha pervaso tutti i diritti sociali a volte esasperando le tensioni; la burocrazia, il Deep State che vuole combattere tramite il suo ufficio DOGE a partire dalla Nasa, perché come diceva Max Weber “il potere reale risiede nelle burocrazie”.
Diciamo che Trump più che un politico resta un uomo d’affari, di per sé ottimista anche se usa strumentalmente una visione apocalittica. Negli ultimi 25 anni abbiamo assistito a 4 crisi di dimensioni globali: quella economica dei titoli subprime del 2006-08, quella ecologica che può definirsi ormai cronica, quella pandemica del 2019-22, e quella bellica dal 2022 in Ucraina e a Gaza. La cura anche militare di Trump è “da cavallo” che rischia derive peggiori delle questioni in sé, ma almeno lui è un positivo che pensa allo spazio reale, a differenza di Musk che propone la fuga verso Marte, e del secondo più importante signore della tecnologia Peter Thiel presidente di Palantir. Loro sono due pessimisti che pensano che ormai non abbiamo più tempo per migliorare il destino dell’umanità.
Non a caso il concreto Trump ha dichiarato che “costruiremo enormi data center”, proprio ciò di cui hanno più bisogno i suoi 7 tecnovassalli: per fare ciò c’è bisogno di raffreddare questi luoghi con l’acqua e l’unico che negli USA può addirittura modificare il corso dei fiumi è proprio il Presidente.
Tuttavia va evidenziato che le innovazioni sono sempre in divenire e che attualmente nelle aziende americane high tech lavorano 4-5 milioni di cinesi, perché i livelli di formazione degli americani nelle materie STEM sta diminuendo e quindi chiamano asiatici nelle loro aziende.
Oltre alla faccenda di Tiktok che ancora non sappiamo se andrà in mano americane, è con l’avvento della AI cinese Deepseek che abbiamo assistito a un vero shock nei mercati statunitensi, quasi a significare che la vecchia America di origine tedesca è ormai finita, e si sta andando verso un’America sempre più cinese o verso il vero superamento della Cina.
Staremo a vedere.
Intanto avevate pensato a quanto è importante da un punto di vista geopolitico l’evoluzione tecnologica?